Viareggio è ripartita

Viareggio è ripartita. Una macchina complessa, ossidata dal tempo, dalla poca cura, dalla negligenza, ha ripreso a funzionare. Per ora sbuffa, ogni tanto si ferma e ha bisogno di una spinta, ma è davvero ripartita.
La città risponde alle nostre sollecitazioni, che sono state tante in questo anno, e lo fa alla sua maniera, anche criticando e deridendo, ma ha davvero ripreso a camminare, verso la bellezza e la la speranza, contrastando in tutti i modi il degrado, con zero risorse a disposizione.
Per me, per noi che c’abbiamo creduto, è una soddisfazione straordinaria. Abbiamo dimostrato che la politica non è tutta uguale, che i politici e gli amministratori non sono tutti uguali. C’è chi chiacchiera e chi f

Passeggiando in pineta

Se passi dalla pineta in bici, senti mescolarsi il profumo dei tigli a quello del mare. Se passi dalla pineta in bici, la vedi pulita, come non lo era da anni. Se passi dalla pineta in bici, incontri quella Viareggio ombrosa che frequentavi da bambino, anche se ha un po’ di rughe e l’aria stanca. Se passi in bici dalla pineta di Viareggio, attraversi l’anima della città

Chiacchere

A Viareggio tutto fa polemica politica, perfino il tempo.
Se piove è certamente responsabilità di qualcuno, se non piove qualcun altro o quel qualcuno di prima, probabilmente c’ha messo lo zampino. E allora giù con le accuse, le controaccuse, i processi, le condanne, i bla bla bla….
In un recente passato la città è sprofondata in una voragine di debiti clamorosa, ma considerato il gran polverone causato dai tanti discorsi e dalle polemiche sterili, in pochi se n’erano accorti.
Ora qualcuno tenterebbe di continuare con lo stesso atteggiamento: siccome è brutto tempo e il corso del carnevale non si può fare, certamente è colpa di qualcuno, e giù chiacchiere su chiacchiere sui diversi capri espiatori, sul perchè, sul per come, sui se e sui ma…
Rispetto a prima ora però c’ è qualcosa di diverso: l’Amministrazione lavora a testa bassa, se ne frega dei milioni di discorsi a biscaro dei tanti buontemponi perditempo sparsi per la cittá, è concentrata a rimettere a posto le cose.
Mentre qualcuno blatera, si agita, fa polvere su polvere, noi si lavora e, con tutto il rispetto delle bocche aperte, a noi interessa solo una cosa: Viareggio.

The end

Siamo arrivati finalmente alla conclusione della vicenda tessera del sindaco.
La telenovela ha terminato le repliche.
La Commissione di Garanzia Nazionale (addirittura) ha sancito la NON iscrizione del sottoscritto, che deve anche stare zittino e non rompere le scatole, perchè sennò il partito regionale si arrabbia e mi bacchetta.
Sono dispiaciuto e amareggiato, davvero, per me prima di tutto, perchè il pd rimane in ogni caso il mio partito con o senza tessera e perchè credevo, stupidamente, per la mia storia e per quanto ho dato in questi anni di impegno politico amministrativo, di meritare altra considerazione.
Dispiaciuto anche però per il pd, che, nella questione in oggetto, ha abbandonato la politica per perdersi dietro a commi, articoli e arzigogoli vari e ha manifestato imbarazzo e confusione nella lettura e nell’elaboarazione del cambiamento dirompente che i territori e le comunitá impongono oggi al sistema politico.
Insomma una pagina da voltare e da non ricordare, perchè ferisce.
Da Veltroni in poi, sono stato bene e male nel pd, ma l’ho sempre considerato casa mia. Non una villa, non una catapecchia, una casa normale, con corridoi stretti, alcune stanze buie, alcune stanze straordinariamente luminose, angoli dove ero a mio agio, altri angoli dove, sedendomi, provavo imbarazzo.
Una casa di corte, dove si stava insieme, si litigava e si faceva pace, dove ognuno aveva un pezzetto di storia da raccontare. Dove si sentivano e si dicevano cattiverie e cose belle nello stesso momento, nella stessa riunione. Dove si era gelosi e solidali, protagonisti e comprimari. Una casa sempre piena di ospiti, colorata e animata.
Una casa che mi mancherà.
Un po’ m’han messo fuori gli altri, un po’ sono andato via io.
Confesso che non ho capito perché si è voluto esercitare cosí tanta cattiveria nei miei confronti, nelle parole usate da chi ha chiuso la porta e da coloro che non hanno mai voluto ascoltare le mie ragioni.
Su questa cosa però non ci sto bene e vorrei poterne non parlare più.
Capitolo definitivamente chiuso.

Per amministrare non servono sprinter, ma mezzofondisti

Ho sempre pensato che per amministrare bene non servano sprinter centometristi, che consumano enormi energie in pochi metri e magari per un centesimo di secondo buttano via anni di allenamenti. Per me servono invece mezzofondisti, che controllino il loro percorso, che abbiano obiettivi parziali determinati e resistenza per raggiungere il traguardo. Serve gente che suda e che sa soffrire, che è abituata ad ogni genere di tempo e di pista, con la mente fresca e con le mani libere. Responsabili e consapevoli ad ogni metro del loro destino.

La piazza dei diritti

Ognuno lo fa a modo suo, rispettando gli altri e il ruolo che ricopre. Ognuno, lo dice con parole sue, per non prestarsi a strumentalizzazioni o a semplificazioni.
Io sono per la salvaguardia dei diritti della persona, di tutte le persone, senza distinzioni riguardo alle scelte sessuali, alla nazionalità, al colore della pelle.
Sono e sarò sempre al fianco di chi si batte per i diritti.
La mia piazza ideale è questa e vedo tanta gente intorno a me.