Mi hanno detto che «Viareggio è un posto dove si torna volentieri».

Per me Viareggio è stata, ed è un viaggio. Un viaggio nei sogni, nelle aspettative, nelle speranze mie e della gente che ho incontrato. Gente che qui vive, qui ha casa: da qui parte e arriva.

Persone, storie, anime, che si sono intrecciate con la mia vita e sono entrate a farne parte: normale per un sindaco, è vero. Poi però c’è la peculiarità di una città che muta di giorno in giorno come la luce che la colora: dietro ogni angolo un profilo inedito, in fondo ad ogni strada un orizzonte nuovo.

Viareggio che ha dentro di sé una forza, una vitalità che non ti aspetti, una personalità indomita che ti trattiene e, in qualche modo, ti cambia.

Oggi siamo qui insieme e pensiamo al futuro. Siamo più o meno gli stessi di 5 anni fa. In pochi c’avrebbero scommesso. In molti non se l’aspettavano.

Certo che a guardare indietro, alcune cose sembrano preistoria: siamo partiti con l’erba finta in passeggiata. In questi giorni riguardavo le foto degli operai che chini su quei tappeti di plastica, li tagliavano a quadri e poi li alzavano, un pezzo alla volta, fra nuvole di sabbia, quasi a strappare via un cerotto, un bavaglio.

Viareggio che tornava a respirare di nuovo.

Iniziamo dai conti. Fare concorsi pubblici, assumere personale, avere un saldo positivo di cassa: progettare lavori, sistemare il verde, pensare di nuovo ai pulmini per le scuole. Sembra tutto normale adesso. Ma 5 anni fa si parlava di 250milioni di buco, di 67 dipendenti da mandare a casa, di un Comune senza futuro.

Abbiamo trovato un bilancio disastroso: un dissesto immorale.

Per rimettere a posto i conti ci sono voluti lavoro intenso e tutta la nostra dedizione: c’è voluto di crederci davvero. Con la maggioranza che compatta ha votato, consiglio dopo consiglio, per la rinascita di Viareggio.

E poi il Regolamento Urbanistico, atto fondamentale per una città che però Viareggio non aveva. Atto che in molti hanno provato a portare a termine e sul quale più di una Amministrazione è caduta. Adesso dopo 21 anni, la Città ha un Regolamento Urbanistico: un fatto storico. E’ merito nostro.

Possiamo dircelo: siamo stati bravi.

Siamo stati bravi a anche a ricomprare il Porto. E poi a rimettere ordine nel marasma più assoluto che abbiamo trovato: tra le banchine sommerse da concessioni non sempre chiare e gestioni mai lineari.

Siamo stati bravi a fare i lavori, quando non c’erano soldi, ad incrementare la differenziata quando dicevano che non si poteva, ad esigere ordine e decoro: dagli imprenditori della Passeggiata agli sgomberi delle case occupate senza titolo.

Siamo stati bravi a sognare grandi eventi per Viareggio e poi a realizzarli davvero: dalle mostre, alle esposizioni, ai concerti, al Versilia Yachting Rendez vous.

Viareggio che fra poco con il Carnevale accoglierà decine di migliaia di visitatori, si è misurata con la sfida di far ballare 45mila persone su una spiaggia. E ce l’ha fatta. Ce l’abbiamo fatta. Per due volte.

Calvino diceva che «D’una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda. O la domanda che ti pone obbligandoti a rispondere».

Io ho chiesto alle palme, protagoniste di questi 5 anni, prima perché malate, ora perché ricche di luci. Ho chiesto alle strade asfaltate, alle piazze rifatte, alle fontane riaccese. Ho chiesto alla Terrazza che finalmente verrà ristrutturata: alle marine che già covano la primavera.

Ho chiesto al Piazzone, alla Torre Matilde, all’orologio. Ai quartieri che hanno cambiato volto. Al mercato ittico che guarda la Madonnina: i lavori in corso e quelli che verranno, per un porto che sarà bellissimo, emanazione naturale di un comparto della nautica unico al mondo.

Ho chiesto alla sabbia che scivola via lungo il molo, alle nuvole del mattino, alla luce della sera. Al libeccio che implacabile rinnova, ogni volta, le atmosfere. Ho chiesto alle pinete, umide e ombrose. Alle dune selvagge, al lago, placido, di Puccini. Ho chiesto alla gente, la mia gente.

Ho chiesto al mare.

Viareggio ha risposto. Parlano i fatti.

Tantissime cose abbiamo progettato, molte le abbiamo portate a termine. Tante ne dobbiamo ancora fare.

5 anni non sono pochi, 10 sono un percorso di vita: Viareggio è un legame che non si scioglie, un’emozione che non si lascia.

E’ una promessa che va mantenuta.

Per me Viareggio è stata, ed è un viaggio. Un viaggio in un sogno.

Un Viaggio che non promettiamo breve.